Le Iene, Erica Patti a Nadia Toffa: “Mio marito ha dato fuoco ai miei figli”

Una storia terribile, di violenza casalinga, raccontata da Nadia Toffa a Le Iene. È la vicenda di Erica Patti, una donna vittima di un uomo terribile, il marito Pasquale Iacovone, che nel 2013 Ono San Pietro, nel Bresciano, ha ucciso i suoi figli per vendetta nei suoi confronti per averlo lasciato.

erica_patti_iene_nadia_Toffa_25220627“Prima le ha soffocate – racconta – poi li ha ricoperti di benzina e gli ha dato fuoco”. Dice col cuore in gola Erica che ripercorre i primi anni della loro relazione. “Come fanno a stare ancora con questi uomini, dicevo io ascoltando storie di violenze. Ma io ero uguale. Non sono riuscita a capire il pericolo, sono stata stupida”.

Il momento che le ha fatto scattare qualcosa nella testa fu quando trovò il suo conto svuotato. Lui aveva speso tutto in slot machine. Così ha provato a lasciarlo e lui, in risposta, le ha messo le mani al collo e l’ha spinta contro il muro: “Se mi lasci ti uccido”.
“Da quel giorno ogni discussione mi metteva le mani al collo, per poi chiedermi scusa dopo 2 ore”. Erica non chiede aiuto a nessuno fino a quando non trova la forza di lasciarlo e farsi proteggere dai genitori. Ma da quel giorno la sua vita diventa ancora un incubo peggiore. Non poteva girare da sola e quando lui la trovava le metteva le mani al collo. Così andò dai Carabinieri ma la situazione non cambiò.
“C’erano tanti segnali del pericolo che correvo, ma le forze dell’ordine non mi aiutarono”, denuncia Erica. Poi l’uomo si presenta sotto casa, prende uno dei due figli e minacciandolo gli dice di far scendere la mamma per ucciderla.
Ma lui poteva ancora incontrare i suoi figli e decide di usarli contro la donna: “Ora li porto 15 giorni in vacanza e li ammazzo”. Lei va dai Carabinieri e loro rispondono: “Lui è tutto fumo e niente arrosto”, così i bimbi partono col papà.

Per 15 giorni lei non sente i suoi figli, poi una telefonata con i bimbi che ridevano: “Lui lo ha fatto per dirmi: è l’ultima volta che li sentirai ridere”. A quel punto il terribile doppio omicidio.

Il tribunale di Brescia ha condannato all’ergastolo Pasquale Iacovone: Davide e Andrea avevano 12 e 8 anni. I bambini morirono carbonizzati nell’incendio che l’uomo appiccò nella abitazione dove si trovava. Anche l’uomo restò ferito nell’incendio.

“Io potevo solo ucciderlo con le mie mani e farmi giustizia da sola, ma io non sono come lui”, conclude a Nadia Toffa Erica Patti.

Incendio in hotel, l’attore Alessandro Bertolucci salvo per miracolo: “Ho visto morire due persone”

Rogo in un albergo di Praga, salvo l’attore lucchese Alessandro Bertolucci. Lo racconta lui stesso in un video pubblicato dall’emittente web Noi tv. Nel rogo, riferisce Bertolucci, sono morte due persone, diversi i feriti. Bertolucci spiega che era da poco rientrato nell’albergo dell’Eurostars David Hotel di Praga quando ha visto fumo entrare in camera.

resizeÈ riuscito a salvarsi mettendo asciugamani bagnati sotto la porta e aspettando alla finestra l’intervento dei pompieri. «Ero ospite dell’Eurostars David Hotel di Praga – racconta Bertolucci – dove mi trovo per girare uno spot con una troupe internazionale. Ero arrivato da pochi minuti quando in camera ho visto il fumo entrare da sotto la porta. Mi sono affacciato ma il corridoio era già impraticabile. Quindi sono rientrato, ho messo asciugamani bagnati sotto la porta e tutto intorno. Poi ho aperto la finestra e ho cominciato a chiedere aiuto. Sono stato salvato dai vigili del fuoco che sono intervenuti prontamente e mi hanno portato a terra con il cestello. So che ci sono stati almeno due morti. Una esperienza che davvero non auguro a nessuno».

Lo strazio dell’ultima chiamata: «Sto per andare in cielo, vi aiuterò da lì»

CAMPOSAMPIERO (PADOVA) «Miracolo al ventesimo piano», titola The Sun pubblicando le foto sorridenti di Tazmin e Malek Belkadi, sorelline di 6 e 10 anni trovate incredibilmente vive all’ospedale. Ma la speranza non è riuscita a salire tre rampe di scale più su: mentre la tragica conta delle vittime è arrivata a 17, con il timore che alla fine possa superare perfino quota cento, rimangono nella lista dei dispersi Gloria Trevisan e Marco Gottardi, i giovani fidanzati e architetti veneti che abitavano al ventitreesimo della Grenfell Tower.

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«Purtroppo non ci sono motivi per sperare che siano ancora vivi», fanno sapere Manuela e Loris, la madre e il padre della 26enne di Camposampiero, straziati dall’ascolto delle cinque drammatiche telefonate ricevute dalla ragazza la notte dell’incendio, con le sue ultime e atroci parole: «Mamma, papà, mi sono resa conto che sto morendo…».
È la lacerante consapevolezza di Gloria, quella che esce dalla memoria del cellulare di Loris Trevisan. Del resto che stesse per morire gliel’ha detto proprio lei, la 26enne che tre mesi fa aveva lasciato il Veneto con i suoi lavoretti precari da 300 euro, per trasferirsi a Londra a vedere riconosciuto il proprio talento con uno stipendio mensile di 1.800 sterline («Ma io dico: come è possibile che in Italia un giovane per lavorare deve andare all’estero?», si indigna il genitore, prendendosela con «lo Stato»).
Soldi con cui sostenere la famiglia, una preoccupazione che ha accompagnato Gloria fino alla fine: «Sto per andare in cielo e da lassù vi aiuterò…».
Mamma e papà con gli occhi guardano sgomenti le immagini del grattacielo inghiottito dal fuoco, mentre con le orecchie ascoltano impotenti l’addio alla vita della loro figlia: «Grazie per quello che avete fatto per me…».
C’è solo amore, negli ultimi pensieri di Gloria.