Francesca Cipriani, calcio nei genitali all’ex fidanzato tronista: la rissa dopo l’sms di un’altra

Sotto i riflettori sì, ma quelli della giustizia. Per la pupa Francesca Cipriani e il tronista Marco Pavanello, ex fidanzati, l’appuntamento ieri mattina era in una delle aule del tribunale di Rovigo, dove il giovane atestino deve rispondere dell’accusa di stalking.

francymarco-defaultMa in aula l’avvenente soubrette di 34 anni, venuta alla ribalta grazie al Grande Fratello, non c’era. In queste settimane si sta dedicando a un altro reality show: l’Isola dei Famosi, vestendo i panni della naufraga in un’isola selvaggia dell’Honduras. In tribunale sono comparsi invece tre testimoni, interrogati dal giudice Laura Contini per fare chiarezza sugli episodi di stalking contestati al 32enne originario di Este, ex corteggiatore nella trasmissione Uomini e Donne, condotta da Maria De Filippi.
LA LITE
A far scattare la denuncia e il processo penale è stato un litigio, successo il giorno di Pasqua del 2014, quando le due star del piccolo schermo erano alloggiati in un appartamento di Saletto, sopra al locale Il Trono. Mentre Pavanello era sotto la doccia, alla sua ragazza era caduto l’occhio su un messaggio inviato poco prima da un’altra donna. Quell’sms aveva scatenato la gelosia della Cipriani, tanto che fra i due era scoppiata una lite. La soubrette sostiene infatti di essere stata picchiata dal partner, che l’ha colpita con calci e pugni procurandole vistosi ematomi. La ragazza, infatti, era finita all’ospedale, dove i medici le avevano dato 8 giorni di prognosi. Nel tentativo di difendersi, la Cipriani avrebbe sferrato un calcio al suo aggressore, all’altezza dei genitali.

Cannagate, l’audio che incastra Francesco Monte: a pubblicarlo è Striscia la Notizia

Si è tornato a parlare del “canna-gate” nella puntata di ieri sera di Striscia la Notizia. Cristiano Militello, questa volta, ha sottoposto la seconda puntata dell’Isola dei Famosi al Var: nella puntata in questione, Eva Henger denunciava in diretta il presunto scandalo dell’uso di marijuana sull’isola da parte di Francesco Monte. Ripulendo l’audio dalle voci degli altri naufraghi, ecco cosa è venuto fuori: “Monte ha portato la droga sull’Isola. Io l’ho detto, soltanto…”, ha detto Eva Henger.

francesco-monte-fuma-canna-450x300Francesco ha quindi risposto: “Allora fai i nomi di tutto il gruppetto che si è messo a fumare, dai. Visto che stai facendo questa… la paladina della giustizia”. Dopo l’affermazione di Monte, Militello ha commentato: “Capito? Monte riconosce che non era da solo a fumare, ma vediamo ancora…”.
“Fai i nomi di quelle persone, così è una figuraccia al plurale”, ha continuato l’ex naufrago. “Monte ribadisce di aver fumato in compagnia e chiede a Eva di fare altri nomi oltre al suo. Stefano De Martino si chiede come mai nessuno si sia lamentato”, ha commentato l’inviato di Striscia. Francesco, poi, si risponde da solo: “Perché l’hanno fatto in tanti, è normale che non si lamentino”.
Militello ha poi contuinuato: “Ovvio, i tanti che fumavano le canne non erano disturbati dal loro stesso odore. E lo stesso De Martino fa di nuovo la domanda: ‘Perché nessuno di voi ha mai detto nulla a me durante la settimana?’. E la risposta la fornisce Francesco…”
“Anche perché non mi sembrava un problema”, si sente dire da Monte.
“Sentito? Per chi fumava le canne questo non sembrava un problema. Insomma, invece di negare le canne, Monte afferma di non essere stato il solo a fumarle. Giustamente, tutto quello che Eva ha sostenuto fin dall’inizio”, ha concluso l’inviato del programma. Dopo l’analisi fatta, Militello ha fatto ascoltare un audio di Cecilia e Nino nel quale entrambi non contraddicono le parole di Eva, limitandosi ad affermare: “uno si fumi una canna o una sigaretta a me non me ne frega un mazza, per me è fumare. Punto”.

“Belen un viado, girava nuda davanti a mio figlio Carlos”: Nina Moric a processo, rischia sei anni

Nina Moric e Belen Rodriguez una contro l’altra non solo nella vita privata, ma anche nelle aule di giustizia. La modella croata è stata rinviata a giudizio stamattina dal gup Teresa De Pascale per avere dato del «viado» alla showgirl argentina, anche lei ex compagna di Fabrizio Corona, in un’intervista andata in onda su Radio24 il 3 settembre 2015. Il processo, in cui la soubrette nata a Buenos Aires è stata ammessa come parte civile, comincerà il prossimo 17 aprile.

3521513_2156_belen_nina_moric_viadosNel corso della trasmissione ‘La Zanzara’, il conduttore Giuseppe Cruciani aveva portato la modella a parlare di Rodriguez, con cui l’ex marito ed ex ‘re dei paparazzì aveva avuto una relazione. E Moric, dopo averla apostrofata con epiteti del tenore di «strega cattiva» e «viado», l’aveva infine accusata anche di girare «nuda» per casa davanti al bambino nato dalla sua relazione con l’ex agente fotografico. «Non è una bella persona come tutti credono – disse Moric in diretta radiofonica parlando di Belen – Quando si trattava di mio figlio girava per casa nuda. Mio figlio ha avuto gli incubi quando aveva 5 anni, lei mi minacciava di morte».

La modella 41enne rischia ora una pena da uno a sei anni di reclusione. Nel luglio scorso, infatti, il giudice Maria Pia Bianchi della quinta sezione penale del Tribunale milanese aveva accolto l’istanza della Procura che aveva chiesto che a Moric venisse contestata anche l’aggravante di aver attribuito «un fatto determinato» nella presunta diffamazione. Accogliendo questa richiesta il giudice ha ritrasmesso gli atti al pm Francesco Cajani, titolare del fascicolo, per la riqualificazione del reato contestato alla donna.

Tra i testi citati dalla difesa di Moric, rappresentata dall’avvocato Solange Marchignoli, oltre ai due conduttori della trasmissione, Giuseppe Cruciani e David Parenzo, figura anche il compagno della modella, Luigi Favoloso. Il prossimo 28 marzo, intanto, la decima sezione del Tribunale di Milano emetterà il verdetto anche su un altro processo per diffamazione a carico della modella croata, imputata per avere accusato, nel luglio 2014, uno dei suoi follower su Twitter di averla «tempestata di messaggi e accuse gratuite». Come si legge nel capo di imputazione, Moric avrebbe «offeso la reputazione» di un trentunenne scrivendo sul noto social network: «Questa è la persona che mi tempesta di messaggi e accuse gratuite (…) Ma solo a me capitano queste m…. !!! Ho fatto una super denuncia così se ne torna indietro».

Claudia Gerini, ma che ti sei messa? Pancia e rotolini in vista alla serata su Raiuno

Il nero sfina? Non sempre. Avrebbe dovuto ricordarselo Claudia Gerini che ieri sera a “Sarà Sanremo” si è presentata sul palco con un look total black che non le rendeva proprio giustizia.

3432104_claudia1 (1)Bella era bella, spigliata era spigliata (anche se la sua conduzione non ha esattamente convinto il popolo dei social) ma la tuta firmata dalla giovane stilista Erica Iodice si poteva tranquillamente evitare: pancetta, fianchi segnati e il famigerato “camel toe” che non vedevamo dall’epoca dei leggins indossati come pantaloni.
Eppure non ci voleva molto a portare a casa il look della serata: sarebbe bastato un altro modello di pantalone, magari svasato o con le pinces. Errore della costumista? Leggerezza della protagonista? Taglia troppo piccola? Cara Claudia, non te la prendere: tutte abbiamo i nostri difettucci. Magari mascherarli un po’ di più potrebbe essere una scelta azzeccata.

“Sesso per un lavoro in tv, fui la prima a denunciare a Le Iene. Ma venni boicottata”

Era il 2005. Dodici anni prima del caso Weinstein e del movimento #MeToo. La vicentina Michela Morellato , allora 18enne, denunciò di aver subito pesanti avances da parte di un popolare giornalista tv che gli aveva proposto, secondo quanto raccontato dalla giovane, un posto nel mondo dello spettacolo in cambio di sesso.

image (17)“Già allora si sarebbe potuto far scoppiare lo scandalo”, sottolinea, in un’intervista a ‘Il Giornale di Vicenza’, Michela Morellato rivendicando di essere stata la prima ad avere il coraggio di denunciare.
“Avevo 18 anni – racconta – ed ero alla ricerca di un posto nel mondo. Mi disse che ero un volto interessante per la sua trasmissione. In macchina respinsi le sue pesanti avance mettendomi a urlare. Lui si scusò, aveva 34 anni più di me, e avrei potuto perdonarlo”, dice oggi a distanza di anni. Poi però “mi disse che era un pezzo grosso, che creava e distruggeva le ragazzine come me se non erano carine con lui. Non sopportai quelle parole – spiega al quotidiano – e la mia sete di giustizia mi spinse a denunciarlo”.
A far venire alla ribalta il caso di Michela Morellato fu il programma le ‘Iene’. Il giornalista tv fu denunciato per molestie sessuali, poi la sua posizione fu archiviata e “Michela – riferisce ‘Il Giornale di Vicenza’ – fu risarcita”. “Quello che mi indigna – lamenta Morellato – è che le benpensanti di oggi all’epoca non mi diedero un briciolo di solidarietà”. E denuncia: “Venni boicottata”. “Le televisioni nazionali mi misero nella lista delle persone scomode”, racconta Morellato, che conclude: “Ci vuole coraggio ad andare controcorrente. Può costare caro. Non fai carriera”.

Le Iene, scandalo Brizzi. Neri Parenti: “Fausto è un amico, ci crederò solo se me lo dirà lui”

Fausto Brizzi, il noto regista italiano, è stato accusato di molestie da almeno dieci attrici anche grazie alle inchieste delle Iene. Anche stasera la trasmissione di Italia Uno ha dedicato un servizio allo scandalo abusi sessuali nel mondo dello spettacolo. Stavolta la iena Dino Giarrusso ha ascoltato il parere di attrici e showgirl affermate. Queste le loro dichiarazioni a riguardo.

3366887_2248_le_iene_brizzi_neri_parentiAlessia Marcuzzi: “Se è successo, Brizzi va punito. C’è una grave patologia che va curata. Le ragazze mi sembravano molto sofferenti, credibili”.
Paola Barale: “Weinstein lo appenderei nudo a testa in giù sul red carpet circondato da maiali come lui. Denunciare gli uomini con atteggiamenti da padroni”.
Cristiana Capotondi: “Con me Brizzi si è sempre comportato da gentiluomo. I giornali non sono i luoghi preposti per fare giustizia”,
Carolina Crescentini: “Tutto ciò fa schifo. Ma non si fanno i provini a casa di un regista”.
Isabella Ferrari: “Non mi è mai successo, c’è sempre stata l’avances. Un mondo che non ho mai conosciuto ma per fortuna è venuto fuori. Il coraggio di queste ragazze è una nuova rivoluzione che può portare altre donne a denunciare abusi. E’ finita l’epoca ‘sì, però'”.
L’ultimo a prendere parola è stato il regista Neri Parenti, che in radio ha dichiarato: “Io una di quelle signorine non le prenderò mai nei miei film”, riferendosi alle due donne che hanno denunciato a viso scoperto Brizzi, l’ex Miss italia Clarissa Marchese e la modella Alessandra Giulia Bassi. “C’è stato un equivoco – ha spiegato il regista -, io sono amico di Fausto, non le credo e quindi persone che per me stanno mentendo non le prenderei. Ci crederò solamente quando Fausto me lo dirà. Se succederà gli dirò che è uno stronzo”.

Amanda Knox contro giustizia italiana e Trump: “Il suo aiuto poteva costarmi l’ergastolo”

Amanda Knox, scagionata nel 2015 da tutte le accuse di omicidio dopo 4 anni trascorsi in carcere, prova a essere una donna nuova: collabora costantemente con il quotidiano West Seattle Herald e, archiviata per sempre la storia con Raffaele Sollecito, convive con il fidanzato. In una nuova intervista a Rolling Stone si mette a nudo e attacca la giustizia italiana e il presidente Trump.

rs-amanda-knox01-7f8dcbf3-a745-4f58-a912-3b485d72dac3“La Corte europea per i diritti umani ha accolto il ricorso (presentato nel maggio del 2016, ndr). Ma sono ancora in attesa di conoscere il verdetto. Ho denunciato, in particolare, il fatto di avermi negato il diritto di avere un avvocato, di avermi colpita durante gli interrogatori e per il fatto che tutto ciò che è accaduto si ripercuote sulla mia intera vita. Spero che il Tribunale lo capisca. Non c’è alcuna garanzia che l’Italia riconosca che quello che ha fatto è sbagliato, ma almeno sarei felice se venisse stabilito che ciò che è accaduto in quella stanza non era legale. Mi interrogarono per oltre 53 ore in cinque giorni. Il risultato fu che l’interrogatorio finì nel modo sbagliato che tutti abbiamo visto. Non mi lasciavano uscire senza che affermassi qualcosa che includesse il nome di qualcuno. Questa cosa insana di estorcere false confessioni è molto comune. Non c’è alcun bisogno di colpire le persone o di molestarle verbalmente e psicologicamente. C’è un motivo se tutto ciò è definito illegale. Ero una ragazza di 20 anni senza precedenti con la giustizia e con un livello di italiano pari a quello di un bambino di 10 anni”.
E poi su Trump: “Lo ringrazio per avermi aiutata, ma il modo in cui il gesto è stato interpretato nei tribunali italiani avrebbe potuto danneggiarmi moltissimo. Non è sembrata una difesa ma una sorta di bullismo, di arroganza da parte degli americani nei confronti degli italiani. Come se gli americani si sentissero in diritto di dire agli italiani cosa fare. Avrei preferito che Trump avesse agito con maggiore prudenza. Sono molto preoccupata per il suo governo. Credo che il cambiamento climatico sia un problema mondiale e che non stiamo offrendo un buon servizio chiamandoci fuori dalla partita dell’energia pulita, che rappresenta il futuro. E’ sconcertante sapere che siamo tornati all’era del carbone. Senza parlare dei passi indietro che stiamo facendo sulla discriminazione”.

Turchia, uccisa e mutilata Hande Kader, icona Lgbt del Gay Pride di Istanbul

Ha fatto una fine orribile, Hande Kader, 22 anni, icona del movimento Lgbt turco sin da quando lo scorso anno ha sfidato gli idranti della polizia che voleva disperdere la parata del Gay Pride di Istanbul. Le foto che la ritraggono mentre rimane ferma e decisa davanti ai poliziotti, e poi mentre viene arrestata, fecero il giro del web. Così come ha fatto il giro del web la notizia del ritrovamento del suo cadavere, brutalmente mutilato e carbonizzato, abbandonato sul ciglio di una strada.

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Un ritrovamento avvenuto l’8 agosto scorso a Zekeriyaky, un quartiere elegante di Istanbul, ma rimasto nei primi giorni sostanzialmente in sordina, perché le condizioni del corpo erano tali che per arrivare al riconoscimento c’è voluto del tempo. Probabilmente proprio quello che voleva chi l’ha assassinata, per questo ha dato alle fiamme il cadavere.  L’ultima volta che è stata vista viva risale alla fine di luglio. Kader, che si prostituiva, è stata vista salire sull’auto di un cliente, secondo quanto scrive il quotidiano Daily Sabah Turkey. Poi più nulla. Il suo partner aveva lanciato l’allarme quando non era tornata a casa. Una vicenda peraltro drammaticamente simile ad una registrata appena pochi giorni fa, quando è stato ritrovato il cadavere decapitato e mutilato di un profugo siriano gay, Muhammad Wisam Sankari, scomparso alcuni giorni prima nel centro di Istanbul. Fuggito dalla guerra nel suo Paese, Sankari era arrivato in Turchia da un anno, ma dopo esser stato sequestrato e violentato cinque mesi fa, voleva andarsene. «Noi veniamo assassinati e loro non sentono le nostre voci, perché le regole in Turchia non ci proteggono», afferma Emirhan Deniz Celebi, direttore dell’organizzazione Lgbt SPoD di Istanbul. E secondo l’attivista e avvocato Levent Piskin, con la repressione dopo il fallito golpe del 15 luglio, la comunità Lgbt si sente ancora più vulnerabile. Perché «in realtà, non ha mai avuto diritti legali».  L’omosessualità in Turchia è legale sin dalla nascita dello Stato turco, come lo era nel secolo precedente nell’impero Ottomano, ma incidenti, aggressioni e pesanti discriminazioni ai danni persone della comunità Lgbt sono purtroppo all’ordine del giorno in molte città turche, compresa Istanbul, che viene considerata più ‘all’avanguardià. Secondo una recente ricerca del Centro Pew, quasi l’80 per cento dei turchi ritiene che l’omosessualità sia «moralmente inaccettabile». Ma la comunità Lgbt turca e gli attivisti per la difesa dei diritti civili non ci stanno a rimanere in silenzio. Chiedono a gran voce giustizia. Giustizia contro i crimini di odio. E domani, scenderanno ancora una volta in strada per manifestare, sulla Istiklal Avenue di Istanbul. Chiederà giustizia per Hande Kader, e il rispetto dei diritti umani. E allo stesso tempo, verrà lanciata sui social network una campagna di sensibilizzazione sulla triste sorte di Hande Kader, di Wisam Sankari e di altri, e sulla difficile situazione della comunità Lgbt in Turchia.