Vittima di un pedofilo da bambino, a 23 anni accoltella l’orco. Era l’allenatore di calcio

La vittima di alcuni episodi di pedofilia, subiti quando era ancora minorenne, ha accoltellato, la notte scorsa, il presunto «orco»: l’episodio è avvenuto poco dopo mezzanotte, a San Vito al Tagliamento (Pordenone). Il ferito, che ha 48 anni, è ricoverato in ospedale a San Vito al Tagliamento in prognosi riservata. L’aggressore, che ha 23 anni, è stato immediatamente fermato dai Carabinieri della Compagnia di Pordenone, ai quali si è costituito un’ora dopo l’accoltellamento.

3364199_1356_pordenone_vittima_pedofiloLa persona in fin di vita per essere stata è un medico, ex allenatore di calcio giovanile. Il professionista – stando a quanto trapelato finora – alcuni anni fa aveva dato ospitalità al ragazzo fino a quando la madre del giovane lo aveva accusato di episodi di molestie sessuali verso il figlio. Il processo nei confronti del medico, che ha sempre respinto le accuse, anche nel periodo in cui, la scorsa primavera, era finito agli arresti domiciliari, è tuttora in corso. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, che si occupa delle indagini relative all’adescamento di minori via internet. Nei computer del professionista, a casa e al lavoro, erano state trovate immagini pedopornografiche di cui, però, l’uomo aveva sempre negato la paternità.
Il medico aggredito è stato sottoposto a un intervento chirurgico di urgenza finalizzato a fermare una vasta emorragia. Successivamente il professionista ha subito un secondo intervento al temine del quale il quadro clinico – hanno riferito i sanitari dell’ospedale di San Vito al Tagliamento, dove è ricoverato – sembra essersi stabilizzato. La prognosi resta strettamente riservata. Quanto alla situazione giudiziaria dell’uomo, la scorsa primavera era stato posto agli arresti domiciliari, periodo durante il quale era stato sospeso in via cautelare dalla direzione dell’Azienda per l’assistenza sanitaria di Pordenone. Il provvedimento di sospensione, però, fu reso inefficace dalle disposizioni del giudice che consentì al medico di svolgere la propria attività professionale seppure nel regime di arresti domiciliari. Alcune settimane più tardi il medesimo giudice aveva revocato le restrizioni della libertà personale in attesa del processo.

“Sono Roberto, vengo da Roma”: ma il concorrente di Gerry Scotti non è un ospite qualsiasi

«Sono Roberto, vengo da Roma, ho 53 anni e faccio l’agente immobiliare». Così si era presentato, sabato scorso, Roberto Grilli, in studio come concorrente di ‘Caduta libera’, la trasmissione su Canale 5 condotta da Gerry Scotti. Eppure, non si trattava di un uomo qualsiasi. Come scrive Repubblica.it, infatti, Roberto Grilli è stato il superteste del processo di Mafia Capitale, che ha seguito l’inchiesta ‘Mondo di mezzo’, almeno fino a quando, esattamente un anno fa, aveva ritrattato tutte le sue accuse nei confronti di Massimo Carminati.

2517110_1252_gerry_scotti_caduta_libera_roberto_grilliNel 2012, infatti, lo skipper fu fermato in Sardegna con oltre 500 kg di cocaina nascosti nello scafo della sua barca; tra il carcere (ha rischiato una pena di 15 anni per narcotraffico) e la possibilità di collaborare, Grilli scelse la seconda tirando in ballo l’ex Nar conosciuto a Roma come “Er Cecato”. Fu Grilli, quindi, a indicare le responsabilità di Carminati nell’ambito del processo per ‘Mondo di mezzo’. Il 14 giugno 2016 l’uomo, nell’aula bunker di Rebibbia, aveva dichiarato: «Da quando è uscita sui giornali tutta la storia di Mafia Capitale ho perso il lavoro e sono rimasto indigente, vivo in semi-barbonaggio e faccio fatica anche a vestire in maniera dignitosa». Una settimana dopo, però, ritrattò tutte le sue accuse, sostenendo che fosse stato il suo legale a imporgli di testimoniare contro Carminati per entrare nel programma di protezione testimoni. Quando ciò non avvenne, Grilli negò tutto. Sabato scorso, invece, l’uomo appariva sorridente ed elegante, dimostrando anche una certa conoscenza di cultura generale. Ha risposto a parecchie domande, ma è caduto (è proprio il caso di dirlo) sul nome del killer del film ‘Il silenzio degli innocenti’.

“Belen sembra un viados”, e Nina Moric va a processo

La guerra tra Belen Rodriguez e Nina Moric finisce in un’aula di tribunale. Le modelle hanno in comune il passato con Fabrizio Corona e non si sono mai state simpatiche. La Moric, che dall’ex paparazzo ha avuto un figlio, è stata mandata a processo dal gip di Milano per aver dato del ’viado’ (travestito) a Belen e già il prossimo 7 luglio si aprirà il dibattimento per diffamazione.

moric belen_30144025Secondo il capo di imputazione la modella durante un’intervista alla “Zanzara”, programma trasmesso da Radio24, avrebbe offeso la reputazione della showgirl argentina “confermando di averla definita su alcuni social network ‘viado’” e aggiungendo al microfono “non è una bella persona come tutti credono…perché quando si trattava di mio figlio girava per casa nuda…mio figlio ha avuto gli incubi quando aveva cinque anni, lei mi minacciava di morte… minacciava che portava via lei mio figlio”. Belen, che aveva sporto querela, è ora parte offesa.

“Sesso con le ragazzine per farle andare in tv”: Michelle Hunziker in tribunale per diffamazione

«Quando ho scoperto che il format di Mirri dopo 20 anni era lo stesso, ho pensato di dover aiutare gli altri. Non potevo stare in silenzio». Lo ha detto Michelle Hunziker nelle dichiarazioni spontanee dopo l’arringa del suo avvocato, Giulia Bongiorno, nel processo davanti al tribunale di Rimini dove è imputata insieme all’inviato di ‘Striscia’ Max Laudadio. Furono denunciati dal talent scout di Riccione Rodolfo Mirri, dopo una trasmissione del tg satirico del 17 marzo 2010.

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La showgirl risponde di diffamazione, Laudadio anche di altri reati insieme ad una collaboratrice e a due finte clienti di Mirri. Hunziker ha fatto riferimento a quanto sostenuto in precedenza anche dal suo avvocato, cioè ad un metodo di reclutamento da parte di Mirri di giovani per il mondo dello spettacolo, basato sul sesso. Nella scorsa udienza il Pm aveva chiesto un anno e quattro mesi per Laudadio, sei mesi per Hunziker, pene da nove mesi a un anno per le ‘complicì. Sentenza prevista il 23 settembre.  Nella sua arringa l’avvocato Bongiorno ha spiegato come non sussistano i presupposti della diffamazione perché la propria assistita non aveva un interesse privato, ma solo la volontà di denuncia pubblica. E di tutelare «le bambine, le ragazze – ha detto Michelle – per far capire loro che non si ha successo facendo sesso. È vero, il mondo dello spettacolo è duro, ma solo se funzioni hai successo. Il ricatto sessuale nei confronti delle minorenni per noi è una violenza», ha aggiunto parlando con i giornalisti fuori dal palazzo di Giustizia. «Mi ha fatto impressione vedere Michelle sul banco degli imputati invece che su un piedistallo per il suo impegno», ha concluso Bongiorno. Mirri avrebbe anche chiesto un risarcimento da 1 milione e mezzo. Laudadio e le collaboratrici rispondono pure di violazione di domicilio, sostituzione di persona, interferenze illecita nella vita privata e discredito e ostacolo all’attività professionale. Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno hanno creato nei mesi scorsi l’associazione ‘Doppia difesà per l’assistenza, il sostegno e la tutela delle vittime di violenza.

Ilaria D’Amico, la storia con Buffon: “Con Alena la rabbia non ha avuto bisogno di esplodere”

“La nostra fortuna è stata che anche le loro vite si sono riorganizzate in un nuovo ordine sentimentale. Questo ha portato a rapporti distesi, dove la rabbia non ha trovato spazio o non ha avuto bisogno di esplodere. E’ stato un processo legato anche all’intelligenza di tutte le parti in causa”, Ilaria D’Amico, attuale comapgna di Gigi Buffon, racconta a “Il corriere della sera” come i rapporti fra i rispettivi ex si siano distesi.

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“Quando t’innamori da adulto – ha fatto sapere – l’idea di famiglia arriva molto presto. Io e Gigi, venendo da smarrimenti forti, dolorosi, avevamo il desiderio di costruire una dimensione solida. Abbiamo aspettato quasi un anno e mezzo prima che la maternità si trasformasse in un progetto solo perché dovevamo rodare le varie componenti: c’era bisogno che i bambini, i due suoi e il mio, s’integrassero con il nuovo nucleo e fra loro”. Ora i due hanno un figlio, che è stato ben accettato dalla famiglia allargata: “E’ andata liscia. Pietro e Dado hanno sei anni, Louis otto: un’età in cui si è più emancipati dal rapporto di dipendenza dai genitori, si hanno i propri interessi e amichetti, ed è più difficile vivere un neonato come un intruso”.

Belen Rodriguez, amicizie pericolose: eccola con “Giovannone” di “Mafia Capitale”

Un incontro “pericoloso” per la bella Belen Rodriguez.

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Scoppiato lo scandalo di “Mafia Capitale” Giovanni De Carlo, “Giovannone”, come lo chiamano nella Capitale, è stato arrestato in quanto braccio destro di Massimo Carminati. L’uomo era noto anche per le conoscenze vip e nel mondo dello spettacolo, fra cui Belen Rodriguez che, come testimoniano le foto pubblicate dia “Diva e donna” ha incontrato nella Capitale ora che è tornato in libertà col processo in corso.

Belen Rodriguez, amicizie pericolose: eccola con “Giovannone” di “Mafia Capitale”

Un incontro “pericoloso” per la bella Belen Rodriguez.
Scoppiato lo scandalo di “Mafia Capitale” Giovanni De Carlo, “Giovannone”, come lo chiamano nella Capitale, è stato arrestato in quanto braccio destro di Massimo Carminati.

1638889_scansione0032 L’uomo era noto anche per le conoscenze vip e nel mondo dello spettacolo, fra cui Belen Rodriguez che, come testimoniano le foto pubblicate dia “Diva e donna” ha incontrato nella Capitale ora che è tornato in libertà col processo in corso.

Emilio Fede: “Mi hanno tolto tutto, sono vittima dell’invidia. Ma so chi mi ha fatto fuori”

«Mi hanno tolto tutto: casa, auto, autista e benefit. Ora vivo pagando l’affitto e le bollette di un immobile che mi spetterebbe di diritto. Sono stati mesi terribili». Così Emilio Fede è tornato a parlare sul licenziamento da Mediaset, avvenuto nel marzo 2012. L’ex direttore del Tg4 racconta a Il Tempo: «Era il 28 marzo quando, dopo aver terminato l’ultima edizione del telegiornale, stavo per raggiungere Silvio Berlusconi a San Siro. Due dirigenti di Mediaset vennero da me e mi dissero: ‘Sei licenziato’».

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Fede spiega di saper bene com’è andata: «C’è stata una cospirazione per farmi fuori, gli accordi prevedevano che da luglio 2012 sarei andato in pensione mantenendo comunque il titolo di direttore editoriale e tutti i benefit. Invece a febbraio arrivò una lettera anonima al Corriere della Sera e a La Stampa, in cui si sosteneva che io avevo tentato di portare in Svizzera diversi milioni di euro. Questo ha generato una grande confusione a Mediaset ed ha portato al licenziamento. Credo di sapere chi mi ha voluto far fuori: è un esterno, non lavora nell’azienda. Intanto lancio un appello: chi sa qualcosa, parli».  Nessun risentimento, comunque, nei confronti di Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri: «Non tornerei mai a Mediaset, ma loro non c’entrano. Vorrei essere reintegrato solo negli affetti del presidente, ho passato con lui tutte le vacanze di Natale per 23 anni, una vita. Comunque ci siamo promessi di risentirci quando il processo Ruby sarà tutto finito. Francesca Pascale? L’ho aiutata e sostenuta, ma mi ha voltato le spalle. Mi aspettavo un po’ di riconoscenza».