Le Iene, scandalo Brizzi. Neri Parenti: “Fausto è un amico, ci crederò solo se me lo dirà lui”

Fausto Brizzi, il noto regista italiano, è stato accusato di molestie da almeno dieci attrici anche grazie alle inchieste delle Iene. Anche stasera la trasmissione di Italia Uno ha dedicato un servizio allo scandalo abusi sessuali nel mondo dello spettacolo. Stavolta la iena Dino Giarrusso ha ascoltato il parere di attrici e showgirl affermate. Queste le loro dichiarazioni a riguardo.

3366887_2248_le_iene_brizzi_neri_parentiAlessia Marcuzzi: “Se è successo, Brizzi va punito. C’è una grave patologia che va curata. Le ragazze mi sembravano molto sofferenti, credibili”.
Paola Barale: “Weinstein lo appenderei nudo a testa in giù sul red carpet circondato da maiali come lui. Denunciare gli uomini con atteggiamenti da padroni”.
Cristiana Capotondi: “Con me Brizzi si è sempre comportato da gentiluomo. I giornali non sono i luoghi preposti per fare giustizia”,
Carolina Crescentini: “Tutto ciò fa schifo. Ma non si fanno i provini a casa di un regista”.
Isabella Ferrari: “Non mi è mai successo, c’è sempre stata l’avances. Un mondo che non ho mai conosciuto ma per fortuna è venuto fuori. Il coraggio di queste ragazze è una nuova rivoluzione che può portare altre donne a denunciare abusi. E’ finita l’epoca ‘sì, però'”.
L’ultimo a prendere parola è stato il regista Neri Parenti, che in radio ha dichiarato: “Io una di quelle signorine non le prenderò mai nei miei film”, riferendosi alle due donne che hanno denunciato a viso scoperto Brizzi, l’ex Miss italia Clarissa Marchese e la modella Alessandra Giulia Bassi. “C’è stato un equivoco – ha spiegato il regista -, io sono amico di Fausto, non le credo e quindi persone che per me stanno mentendo non le prenderei. Ci crederò solamente quando Fausto me lo dirà. Se succederà gli dirò che è uno stronzo”.

Amanda Knox contro giustizia italiana e Trump: “Il suo aiuto poteva costarmi l’ergastolo”

Amanda Knox, scagionata nel 2015 da tutte le accuse di omicidio dopo 4 anni trascorsi in carcere, prova a essere una donna nuova: collabora costantemente con il quotidiano West Seattle Herald e, archiviata per sempre la storia con Raffaele Sollecito, convive con il fidanzato. In una nuova intervista a Rolling Stone si mette a nudo e attacca la giustizia italiana e il presidente Trump.

rs-amanda-knox01-7f8dcbf3-a745-4f58-a912-3b485d72dac3“La Corte europea per i diritti umani ha accolto il ricorso (presentato nel maggio del 2016, ndr). Ma sono ancora in attesa di conoscere il verdetto. Ho denunciato, in particolare, il fatto di avermi negato il diritto di avere un avvocato, di avermi colpita durante gli interrogatori e per il fatto che tutto ciò che è accaduto si ripercuote sulla mia intera vita. Spero che il Tribunale lo capisca. Non c’è alcuna garanzia che l’Italia riconosca che quello che ha fatto è sbagliato, ma almeno sarei felice se venisse stabilito che ciò che è accaduto in quella stanza non era legale. Mi interrogarono per oltre 53 ore in cinque giorni. Il risultato fu che l’interrogatorio finì nel modo sbagliato che tutti abbiamo visto. Non mi lasciavano uscire senza che affermassi qualcosa che includesse il nome di qualcuno. Questa cosa insana di estorcere false confessioni è molto comune. Non c’è alcun bisogno di colpire le persone o di molestarle verbalmente e psicologicamente. C’è un motivo se tutto ciò è definito illegale. Ero una ragazza di 20 anni senza precedenti con la giustizia e con un livello di italiano pari a quello di un bambino di 10 anni”.
E poi su Trump: “Lo ringrazio per avermi aiutata, ma il modo in cui il gesto è stato interpretato nei tribunali italiani avrebbe potuto danneggiarmi moltissimo. Non è sembrata una difesa ma una sorta di bullismo, di arroganza da parte degli americani nei confronti degli italiani. Come se gli americani si sentissero in diritto di dire agli italiani cosa fare. Avrei preferito che Trump avesse agito con maggiore prudenza. Sono molto preoccupata per il suo governo. Credo che il cambiamento climatico sia un problema mondiale e che non stiamo offrendo un buon servizio chiamandoci fuori dalla partita dell’energia pulita, che rappresenta il futuro. E’ sconcertante sapere che siamo tornati all’era del carbone. Senza parlare dei passi indietro che stiamo facendo sulla discriminazione”.

Turchia, uccisa e mutilata Hande Kader, icona Lgbt del Gay Pride di Istanbul

Ha fatto una fine orribile, Hande Kader, 22 anni, icona del movimento Lgbt turco sin da quando lo scorso anno ha sfidato gli idranti della polizia che voleva disperdere la parata del Gay Pride di Istanbul. Le foto che la ritraggono mentre rimane ferma e decisa davanti ai poliziotti, e poi mentre viene arrestata, fecero il giro del web. Così come ha fatto il giro del web la notizia del ritrovamento del suo cadavere, brutalmente mutilato e carbonizzato, abbandonato sul ciglio di una strada.

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Un ritrovamento avvenuto l’8 agosto scorso a Zekeriyaky, un quartiere elegante di Istanbul, ma rimasto nei primi giorni sostanzialmente in sordina, perché le condizioni del corpo erano tali che per arrivare al riconoscimento c’è voluto del tempo. Probabilmente proprio quello che voleva chi l’ha assassinata, per questo ha dato alle fiamme il cadavere.  L’ultima volta che è stata vista viva risale alla fine di luglio. Kader, che si prostituiva, è stata vista salire sull’auto di un cliente, secondo quanto scrive il quotidiano Daily Sabah Turkey. Poi più nulla. Il suo partner aveva lanciato l’allarme quando non era tornata a casa. Una vicenda peraltro drammaticamente simile ad una registrata appena pochi giorni fa, quando è stato ritrovato il cadavere decapitato e mutilato di un profugo siriano gay, Muhammad Wisam Sankari, scomparso alcuni giorni prima nel centro di Istanbul. Fuggito dalla guerra nel suo Paese, Sankari era arrivato in Turchia da un anno, ma dopo esser stato sequestrato e violentato cinque mesi fa, voleva andarsene. «Noi veniamo assassinati e loro non sentono le nostre voci, perché le regole in Turchia non ci proteggono», afferma Emirhan Deniz Celebi, direttore dell’organizzazione Lgbt SPoD di Istanbul. E secondo l’attivista e avvocato Levent Piskin, con la repressione dopo il fallito golpe del 15 luglio, la comunità Lgbt si sente ancora più vulnerabile. Perché «in realtà, non ha mai avuto diritti legali».  L’omosessualità in Turchia è legale sin dalla nascita dello Stato turco, come lo era nel secolo precedente nell’impero Ottomano, ma incidenti, aggressioni e pesanti discriminazioni ai danni persone della comunità Lgbt sono purtroppo all’ordine del giorno in molte città turche, compresa Istanbul, che viene considerata più ‘all’avanguardià. Secondo una recente ricerca del Centro Pew, quasi l’80 per cento dei turchi ritiene che l’omosessualità sia «moralmente inaccettabile». Ma la comunità Lgbt turca e gli attivisti per la difesa dei diritti civili non ci stanno a rimanere in silenzio. Chiedono a gran voce giustizia. Giustizia contro i crimini di odio. E domani, scenderanno ancora una volta in strada per manifestare, sulla Istiklal Avenue di Istanbul. Chiederà giustizia per Hande Kader, e il rispetto dei diritti umani. E allo stesso tempo, verrà lanciata sui social network una campagna di sensibilizzazione sulla triste sorte di Hande Kader, di Wisam Sankari e di altri, e sulla difficile situazione della comunità Lgbt in Turchia.